BLOG--avvocati “internazionalisti” e... la povera Cuba


Si’, Cuba non si chiama ancora fuori dalla povertà, è vero. Ma è un fatto incontestabile che il suo grado di “povertà” permette diritti e qualità di vita che, se in alcuni casi sono invidiabili per i Paesi economicamente sviluppati, stanno solo nei sogni del resto degli abitanti del mondo... Non lo sostengono gli orribili comunisti che ancora non estinti si aggirano ovunque, ma diverse Agenzie dell’ONU per le quali il modello cubano di Sanità, Cultura, rispetto dell’Ambiente... dovrebbe essere di esempio per il mondo.
Sono facilmente reperibili in rete denunce –corredate da foto- di poveri, questi si’ disperati, cui è negato l’accesso in ospedale proprio perché incapaci di pagare, cioè per essere poveri.  L’orrore di un giovane bracciante morto sul prato di un ospedale o di una donna che partorisce accucciata davanti alla porta di un altro ospedale (Messico, di questi giorni) non muove scandalo e neanche dolore. 
E’ molto più trendy per media e... mediatori varii ripetere la cantilena della Cuba disperata e povera, senza libertà, senza internet... che noia, che mancanza d’onestà e intelligenza, che ignoranza!


I signori Andrea Lupi e Pierluigi Morena che nel loro blog (da Il Fatto Quotidiano di oggi 29 ottobre) si definiscono “avvocati internazionalisti” -dove l’aggettivo è un clamoroso ed anche comico strafalcione, volendo significare semplicemente “internazionali”- snocciolano i mali di Cuba:


A) la doppia valuta: non riferiscono alcuna causa/giustificazione economica, cosicchè si evince che è la pretesa di socialismo la colpevole: difatti dicono “non è facile cancellare cinquantaquattro anni di socialismo reale”, già proprio quel socialismo  che ha prodotto i livelli lodevoli di qualità di vita e diritti cui si accenna qui sopra... Qualcuno, di grazia, ci può indicare in contrapposizione un Paese con un modello di sviluppo di maggior successo?
Premesso che a Cuba si sta discutendo da anni sul superamento del doppio regime valutario (che non dovrà lasciare indietro nessuno, altro aspetto dannoso del “socialismo reale”!), si è effettivamente ora stabilito un cronogramma di avanzamento. 
E comunque, anche in questi 20 anni di crisi succeduti alla cancellazione di contratti e rapporti con l’Est europeo, il sistema economico-sociale ha sempre avuto “ammortizzatori” basati sulla solidarietà (parte del salario pagato in CUC, incentivi, servizi mensa per i pensionati...).
Non si può inoltre tacere che non TUTTI i beni presenti nel mercato a moneta forte sono raggiungibili SOLO a moneta forte: la distribuzione a prezzo politico (a pesos cubani e a prezzo irrisorio) esiste ancora pur non coprendo totalmente le necessità mensili.
Del tanto che si dovrebbe dire in merito, sottolineo un fatto importante: il CUC ha sostituito da una decina d’anni l’uso della divisa forte per eccellenza, il dollaro, in risposta alla minaccia statunitense di requisire i dollari che il Governo cubano era costretto a depositare in conti all’estero, per poterli poi utilizzare nelle transazioni d’acquisto, giacché, per le leggi USA del BLOCCO, Cuba non può né ricevere né far uscire dai propri confini questa divisa. Ricordiamo che più di una volta il Governo USA ha multato (!!) banche fuori dal suo territorio (per es. la UBS) per “traffici con Cuba

 

E a questo proposito, è da correggere il termine “embargo” che i nostri usano riguardo  questo tema: si tratta di BLOCCO perché le leggi che lo istituiscono non sono relative al territorio, alle imprese e ai cittadini statunitensi ma A TUTTO IL MONDO, sia per quanto riguarda le importazioni (ad es., nessun manufatto può entrare negli USA se contiene anche un piccolo componente di nichel cubano) che le esportazioni, sia per le imprese di proprietà di statunitensi che di imprese con solo una partecipazione proprietaria statunitense. 
Il BLOCCO comporta anche un aumento di costi d’importazione perché il Paese deve ricorrere a triangolazioni per reperire ad esempio farmaci di esclusiva produzione USA, servendosi di “prestanome” (da retribuire, ovviamente).

 

I signori Lupi e Morena, avvocati internazionali, dovrebbero avere un buon interesse “tecnico” nell’approfondire questo obbrobrio legislativo –vero GENOCIDIO- che peraltro viene ritualmente condannato, anno dopo anno, dall’Assemblea ONU... nell’immancabile indifferenza dei media (di oggi la 22ma condanna).

B)  “le tasse sul lavoro sono insostenibili per le imprese cooperative che hanno un buon numero di dipendenti, il web è sottoposto a un controllo asfissiante e l’esercizio delle classiche professioni liberali rimane mera utopia”, dicono i nostri due avvocati, dimostrando di scrivere in modo molto poco PROFESSIONALE, coi “sentito dire”, banalità inconsistenti... Dove hanno letto di tasse insostenibili? dov’è il controllo asfissiante del web? (quando è negli USA che vengono oscurati blog di cubani e impedito l’accesso libero di utenti cubani alla rete!). E in quanto all’esercizio delle libere professioni, è facile far notare che per un cittadino qualsiasi è davvero MOLTO interessante avere notai, medici o avvocati a pagamento PRIVATO...
    
C)  “alla liberazione di un centinaio di prigionieri politici fa da contraltare il blocco monolitico del partito unico di governo che si alimenta della repressione della dissidenza”: prigionieri politici Cuba non ne ha mai avuti.

Con stanchezza continuiamo a ripetere (anche a chi non vuol sentire) che Cuba ha fatto processi in cui sono state esibite prove –foto, registrazioni audio e video, ecc- che mostrano i cosiddetti “dissidenti” mentre ricevono istruzioni e pagamenti dai funzionari dell’ufficio USA facente funzione d’Ambasciata a L’Avana. 
Peraltro ricordiamo anche che il reato di collaborazionismo con un Paese straniero è previsto OVUNQUE nel mondo, a cominciare dagli USA: vedi i recenti stupefacenti casi di Snowden  e Manning che poi hanno solo diffuso informazioni che il popolo doveva conoscere... si può immaginare una pena inferiore alla sedia elettrica se avessero ricevuto fondi da Cuba per fondare negli USA partiti, sindacati, giornali ecc? 
La verità è che a Cuba si discute, e come e quanto non è dato a nessuno dei popoli che vivono nelle autoproclamatesi sante “democrazie”... migliaia sono state le assemblee tenutesi in tutto il Paese a proposito dei Lineamenti –cui fanno riferimento i nostri due avvocati- che sono stati modificati e integrati. 
Altro è agire come salariato di un Paese, gli USA, che in aggiunta si dichiara in guerra con Cuba!

D)  “Se in Europa si discute di fibra ottica, a L’Avana ci si accontenta di antiche connessioni che corrono a 56k, con accessi al web che costano 6 pesos l’ora.  Con tre ore di navigazione hai fatto fuori l’intero stipendio di un mese, sosteneva la blogger Yoani Sanchez” : ah, che simpatico confrontare Cuba all’Europa!  come far correre un atleta professionista con un giovane dilettante! certo, risulta meno comico confrontare Cuba con la Colombia o con il Guatemala o con il Messico... cioè con i Paesi con cui ha in comune storia e geografia.

A Cuba è stato fatto un enorme sforzo per portare il computer fin nella più sperduta scuoletta di montagna con 3 alunni (si’, si faccia pure qui il confronto con Roma o Sciacca!). La connessione a internet è stata finora lenta e costosa perché, grazie alle simpatiche leggi del BLOCCO, Cuba non poteva connettersi ai cavi sottomarini ma doveva usare il costosissimo satellite: atto di guerra statunitense, questo, da poco reso inutile dalla collaborazione con il Venezuela che ha portato i cavi sottomarini, e sono già centinaia gli internet-point aperti lungo il Paese, certo non gratis. Però si deve considerare che in tutti i luoghi di lavoro esiste internet e dovunque i lavoratori vi hanno accesso ( e gratis).                                        
Che si dia ancora credito alla pluristipendiata Yoani –fenomeno buffonesco totalmente creato dall’estero- mette nello sconforto... e non merita commento. 

E)  “Cosa penserebbe della Cuba di oggi, stretta tra spinte di mercato e antichi impulsi rivoluzionari, Ernesto «Che» Guevara de la Serna?” sospirano i nostri due in una vetta lirica conclusiva del loro scritto. Ma la domanda vera é:  realmente a loro che gliene frega??!?!?!

                                                                               Anna Serena Bartolucci
                                                                                                                    AsiCubaUmbria                                                                                               

Perugia, 29 ottobre 2013


Le rivoluzioni di Cuba: verso la moneta unica
di Andrea Lupi e Pierluigi Morena | 29 ottobre 2013

Il “Lineamiento” numero 55 della politica economica e sociale del Partito e la Rivoluzione, la linea approvata dal sesto congresso del 2011, ossia ‘nell’anno 53 della Rivoluzione’, è ratificata ora dal Consiglio dei Ministri. Una piccola svolta nell’economia dell’isola caraibica: il “Lineamiento” pubblicato sul foglio del Granma, organo ufficiale del comitato centrale comunista, porrà gradualmente fine al sistema della doppia moneta. Dall’agosto del 1994 la Banca Centrale di Cuba stampa due diverse banconote, i pesos cubani (Cup) e i pesos convertibili (Cuc). I salari sono pagati in pesos cubani, mentre i prodotti importati, pari all’80 per cento degli alimenti che si consumano sull’isola, e i servizi turistici si pagano in pesos convertibili. Secondo i tassi ufficiali il pesos convertibile equivale a un dollaro americano o a 25 pesos cubani. Due monete, due mercati paralleli, con i cubani che mediamente guadagnano 500 pesos al mese, pari a 25 dollari, costretti a ricorrere al mercato regolato dal pesos convertibile per comprare beni di consumo di importazione.
L’unificazione monetaria – si legge in una nota del Granma – non è misura che può risolvere da sola i problemi economici, può però ridurre le distorsioni monetarie e favorire l’incremento dell’export. Una riforma, secondo gli analisti, orientata al mercato. Non è l’unica, in verità, voluta da Raúl Castro Ruz, succeduto sette anni fa al più noto fratello Fidel. Tra il 2007 e il 2008 il minore dei Castro avviò una politica di liberalizzazione nel trasporto di merci e di passeggeri, consentì l’accesso dei cubani negli hotel e ristoranti prima riservati ai soli turisti stranieri, aumentò l’età pensionabile di cinque anni. Negli anni successivi si sono portate a compimento riforme più strutturali, quali la riduzione delle spese per il welfare e un sistema impositivo fondato sulla progressività dei redditi.
Nuove linee – guida definite nel sesto congresso del partito unico dell’isola e successivamente passate al vaglio di una commissione governativa. Tuttavia non è facile cancellare cinquantaquattro anni di socialismo reale, né è agevole resistere a più di dieci lustri di stringente embargo americano. Lo ha sperimentato anche Raúl, le riforme non hanno dato la spinta sperata all’economia: le tasse sul lavoro sono insostenibili per le imprese cooperative che hanno un buon numero di dipendenti, il web è sottoposto a un controllo asfissiante e l’esercizio delle classiche professioni liberali rimane mera utopia.
Sul piano politico le cose non vanno meglio: alle incerte aperture sul diritto di critica e alla liberazione di un centinaio di prigionieri politici fa da contraltare il blocco monolitico del partito unico di governo che si alimenta della repressione della dissidenza e dell’assenza di libertà sindacale. Il controllo sui mezzi di comunicazione è pressoché assoluto, l’accesso a Internet controllato e le comunicazioni elettroniche vigilate con rigore. Se in Europa si discute di fibra ottica, a L’Avana ci si accontenta di antiche connessioni che corrono a 56k, con accessi al web che costano 6 pesos l’ora. ”Con tre ore di navigazione hai fatto fuori l’intero stipendio di un mese” sosteneva qualche tempo fa la blogger Yoani Sánchez. Cosa penserebbe della Cuba di oggi, stretta tra spinte di mercato e antichi impulsi rivoluzionari, Ernesto «Che» Guevara de la Serna?